Danze Meditative

Tra le vie d'espressione corporea, c'è la danza meditativa, che nel suo aspetto più elevato è la preghiera danzata.
E' il prendersi per mano nel cerchio, simbolo dell'infinito, e andare, verso il centro e verso il fuori, verso destra e verso sinistra, verso il basso e verso l'alto, nella spirale, nella croce, nel quadrato, nella stella. E' creare le forme primordiali, con passi semplici e gesti semplici che ripetono più volte la forma primaria, affinché essa diventi un simbolo vivo e trasformativo all'interno di noi.
La danza può permettere la trasformazione attraverso la gioia, ed è questo uno dei suoi massimi poteri.
La danza può fare questo, poiché consente "l'unione da persona a persona, da persona all'universo, da persona a Dio", come dice il famoso coreografo M. Bejart.
La danza esiste presso tutti i popoli e presso tutti i tempi come momento di condivisione di festività e ricorrenze, e come momento rituale attraverso il quale entrare in contatto con le forze della natura e con le forze soprannaturali. Essa è un momento fondamentale nella formazione del Guerriero Spirituale, il quale, accanto alle dure prove fisiche, deve incontrare la delicatezza dell'universo femminile.
Il maestro e taumaturgo russo, G. I. Gurdjieff, proponeva ai suoi allievi la danza sacra, in modo particolare le danze dei Dervisci, per insegnare loro ad "avere un'anima", cioè a spogliarsi di quell'ego che costruiamo nel corso della vita.
Nella nostra cultura la danza è una forma di condivisione e di preghiera ancora tutta da scoprire. Eppure, molte grandi figure del cristianesimo hanno parlato della danza come espressione della Parola Divina. S. Agostino affermava che se l'uomo non impara a danzare gli Angeli non sapranno che farsene di lui, e gli Angeli stessi invitano l'uomo alla danza, perché nel suo rispecchiare la danza cosmica, essa avvicina l'uomo al gioco-gioia di Dio. Dio è infatti chiamato anche "il Divino Danzatore".

E' il recente 1976 l'anno che segna la fondazione della danza meditativa. Il suo ispiratore, il coreografo Bernard Wosien, diede questo primo impulso alla danza tradizionale ricercandone e proponendone un contenuto nuovo di carattere sacro-meditativo. Attualmente sempre più persone si accostano a questo canale d'energia, che induce guarigione, libertà ed amore.
Se è bello danzare da soli, danzare insieme è magico. Nell'istante stesso in cui ci si prende per mano e si forma il cerchio, si avverte il caldo fluido dell'energia della Luce circolare tra le mani collegate e innalzarsi al centro. Ci si sente immediatamente sostenuti e nutriti. I passi e la gestualità effondono poi la nostra verità, la nostra personale verità, poiché il corpo non sa mentire. Nella sua perfezione il corpo contribuisce a rendere sempre più perfetta l'anima.
Nel linguaggio comune si dice che cantare è come pregare due volte, ma si potrebbe dire che danzare è pregare tre volte. E questo perché è impossibile sfuggire alla verità del linguaggio del corpo. Danzare ci costringe a dimenticare qualsiasi bugia che abbiamo intenzione di raccontare a noi stessi. Mentre con le parole possiamo mentire o autoingannarci, e con la bellezza del canto, se pur siamo già più in sintonia con Dio, ancora possiamo però non credere o non pensare a quello che diciamo, con la danza siamo obbligati a "fare giusto". Quando sbagliamo il passo diventiamo immediatamente consapevoli che il nostro pensiero ci ha distratti e non abbiamo permesso all'anima di farsi danzare. Così, quando siamo impacciati nel movimento, l'anima ci sta dicendo che va avanti a fatica; quando andare verso il centro ci fa paura, abbiamo paura della centralità del nostro essere; quando dare la mano agli altri ci dà disagio, abbiamo disagio nel contatto con le nostre emozioni. E così è per qualsiasi altro movimento nella danza. Esso ci fa vedere chi siamo. E chi teme la danza teme la libertà. Poiché la danza vuole libertà del movimento nello spazio libero, libertà di dare forme libere allo spazio e a se stessi nello spazio, libertà di stare in un tempo senza tempo, libertà di sciogliere i nodi interiori e sperimentare un nuovo stato dell'essere.
Nella nostra modalità di utilizzare le danze, non facciamo differenza tra una danza meditativa e una danza sacra, tra una danza terapeutica o una preghiera danzata. Per noi ogni cammino di Conoscenza di Sé è un cammino sacro e sacri sono i mezzi che conducono a questa meta.
La danza è come l'amore: vuole essere amato. E la danza vuole essere danzata. Lasciarsi Danzare è lasciarsi Amare dall'Amore. Il corpo fisico è la parte più perfetta del nostro essere, non è così perfetta la nostra anima, e meno ancora il nostro "Io". Nella sua perfezione il corpo è pura verità e la danza ci permette di tradurre questa verità del corpo in verità dell'anima e dell'"Io", rendendoci sempre più puri e sempre più coscienti.
E tutto questo avviene nella gioia, nella leggerezza, nella libertà del movimento. Così, se da un lato possiamo recuperare il nostro passato con il dialogo terapeutico, con lo scavo interiore attraverso i ricordi, i sogni, le riflessioni, le immagini, dall'altro lo possiamo nutrire di Gioia-Luce attraverso la danza.

(tratto dal libro La Via della Luce Femminile pagg. 154 – 156)

E’ nata a Lonigo l’Associazione “ScuolaLibera” per la divulgazione dell'Antroposofia e della pedagogia steineriana.
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